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fisica teorica e sperimentale. È impossibile avere un'idea globale di tutta la mole
della sua attività teorica in base agli articoli pubblicati. Fermi seleziona rigida-
mente i suoi lavori, pubblicandone solo una parte molto esigua, ma i risultati non
pubblicati vengono da lui trascritti in forma riassuntiva e conservati in numero-
sissimi quaderni che costituiscono quella che lui stesso chiama la sua "memoria
artificiale". Il lavoro sperimentale sulle interazioni fra pioni e nucleoni riaccende
l'interesse di Fermi per i computer, che cominciano a entrare in funzione proprio
in questi anni. Fermi, con il suo spiccatissimo senso pratico e la sua intuizione,
riconosce immediatamente le potenzialità dei computer per lo studio di problemi
nell' ambito delle discipline fisiche, astro fisiche e della fisica classica.
Nicholas Metropolis, un fisico americano di origine greca, ricorda le sue prime
discussioni con Fermi nella sala computer a Los Alamos, dove Fermi aveva passato
l'estate del I945: «Iniziammo a discutere le caratteristiche di alcuni calcolatori
elettromeccanici utilizzati per i calcoli scientifici, ma ben presto egli tirò fuori
dalla tasca un pezzo di carta sul quale "risultò" scritta una certa equazione, dopo
di che mi chiese: "Come potremmo risolverla con la macchina?" Si riferiva alla
formula semiempirica, da lui elaborata, delle masse atomiche. Dopo la domanda
passò immediatamente all'azione [ ... ]. Per ogni fase del lavoro egli ascoltava il
minimo delle spiegazioni dopo di che risolveva il problema impostato in maniera
totalmente autonoma». Si trattava dei computer IBM utilizzati all'epoca del
progetto Manhattan per fare calcoli riguardanti i problemi di implosione per le
bombe a fissione. Nel 1952 a Los Alamos era stato appena completato il
MANIAC (acronimo per Mathematical Analyzer, Numerical Integrator and
Computer) che per un certo periodo resterà uno dei più potenti calcolatori esi-
stenti all'epoca. Fermi decide subito di utilizzarlo per eseguire l'analisi del gran
numero di dati sperimentali raccolti dal suo gruppo per i quali aveva fatto un'ana-
lisi preliminare dai risultati dello scattering dei pioni negativi nell'idrogeno con un
calcolatore da tavolo Marchant. L'analisi viene completata includendo i dati Enrico Fermi (1952)
sperimentali sullo scattering dei pioni positivi ottenuti dai gruppi della Columbia e
della Carnegie University. Il risultato di questi specifici calcoli, insieme a una
generalizzazione di queste tecniche, è contenuto nel lavoro Numerical Solution
of a Minimum Problem [Soluzione numerica di un problema di minimo], frutto
della collaborazione tra Fermi e Nicholas Metropolis. Al suo ritorno a Chicago
Fermi è un esperto di analisi computazionale e, pieno di entusiasmo per
i calcolatori, tiene una serie di lezioni sull'uso e la programmazione dei computer.
È in queste circostanze che si appassiona all'uso del metodo Monte Carlo che
era stato inventato dai suoi colleghi e amici John von Neuman, Stanislaw Ulam
e Nicholas Metropolis. Sviluppato per studiare la diffusione di neutroni in
condizioni particolari, viene rapidamente esteso ad altre applicazioni, come
progettazione di armi nucleari e calcoli statistici. Bisogna ricordare che nell'estate
del 1952, a quanto racconta Metropolis, Fermi si interessa anche alla possibilità
di fare elettronicamente sia l'analisi che le misure delle tracce in emulsioni
nucleari; nonostante il problema venga da lui formulato in modo molto prelimi-
nare, sono già chiare in queste premesse le linee di sviluppo che saranno seguite
più tardi da altri.
Luisa Banatis
L'opera scientifica di Enrico Fermi I 179

